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La Cineteca Nazionale alla 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Anche quest’anno il CSC-Cineteca Nazionale collabora con la Biennale di Venezia organizzando la retrospettiva "La situazione comica (1910-1988)".
Come è ormai tradizione da
alcuni anni a questa parte, la Cineteca Nazionale anche quest'anno
organizza la retrospettiva della Mostra di Venezia.
La situazione comica
(1910-1988), curata da Marco Giusti, Domenico Monetti e Luca
Pallanch, comprende una duplice programmazione: alla Sala Volpi 19
film -più 3 episodi e un ciclo, a cura della Cineteca di
Bologna, di comiche del muto - che ripercorrono la storia della
comicità in Italia dal 1910 al 1977; alla Sala Perla 7 film
che segnano il passaggio dalla comicità puramente
cinematografica a una commistione di linguaggi fra cinema e
televisione. Tutti i film proposti sono in pellicola e molte copie
sono state ristampate per l'occasione partendo dai materiali
esistenti in Cineteca oppure messi a disposizione dagli aventi
diritto.
Anche quest'anno alla base della
programmazione c'è un lungo lavoro di ricerca e selezione
che ha consentito di riportare alla luce opere meritevoli di essere
riproposte al giudizio della critica e del pubblico. Alcune,
scomparse per decenni negli archivi, possono essere considerate
autentiche rarità: Botta e risposta (1950) di Mario
Soldati è una delle prime testimonianze della Hollywood sul
Tevere con Louis Armstrong che si esibisce con la sua orchestra e
con numerosi cantanti e ballerini americani. Prodotto da Dino De
Laurentiis, sceneggiato da Giovannini e Garinei, Steno, Monicelli,
Maiuri e Marcello Marchesi, è un film corale in cui spicca
la presenza, prima della serie di Don Camillo, di
Fernandel, un pellegrino che giunge a Roma da Parigi per
l'Anno Santo. Accanto a lui Nino Taranto, Enrico Viarisio,
Dante Maggio, Isa Barzizza, Renato Rascel, Carlo Dapporto, Claudio
Villa. L'eroe sono io (1952) di Carlo Ludovico Bragaglia
è una variante comica de Lo sceicco bianco di
Fellini: Righetto (Renato Rascel) vende gelati a Villa
Borghese e sogna di diventare un divo dei fotoromanzi, ma non
è all'altezza di Bob D'Alba (Achille Togliani).
L'Italia del dopoguerra riprende a sognare con i suoi improbabili
eroi e scenografie di cartapesta. Cinque ore in contanti
(1960) di Mario Zampi è un caso unico di humour inglese
applicato al cinema italiano. Zampi, produttore e regista ciociaro
trasferitosi con successo in Inghilterra, dove si fa apprezzare per
alcune commedie, gira nei dintorni di Bolzano un film in doppia
versione, italiana e inglese, con trio straordinario: Ernie
Kovacs, la stella televisiva dell'Ernie Kovacs Shaw in
onda su Nbc, Cyd Charisse e George Sanders, supportati, nella
versione italiana, da Vittorio Caprioli, Vittorio Coop, Arnoldo
Foà, Francesco Mulè e Riccardo Garrone. Il titolare
di un'agenzia funebre si fa mantenere da ricche vedove conosciute
ai funerali, finché si innamora di una di loro… una
commedia al vetriolo sull'avidità e le multiformi
espressioni della personalità umana. Il mantenuto
(1961), prima regia di Ugo Tognazzi (di cui ricorre nel 2010
il ventennale dalla morte), una divertente commedia degli equivoci
con una prostituta (Ilaria Occhini) che spaccia per suo protettore
un uomo che porta a spasso il cane (ovviamente Tognazzi) e
brevissima apparizione di Raimondo Vianello nella parte di un
automobilista; Lo scatenato (1967) di Franco Indovina, in
cui Vittorio Gassman, alias Bob Chiaramonte, attore di belle
speranze ridottosi a lavorare solo per la pubblicità,
è ossessionato dalla presenza di improbabili animali in una
società sempre più caotica, ben colta dagli
sceneggiatori Tonino Guerra e Luigi Malerba; L'onorata
società (1961), altro film d'esordio, anzi di esordi:
prima regia di Riccardo Pazzaglia e primo film da protagonisti per
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, lanciati da Domenico
Modugno (amico di Pazzaglia dai tempi in cui erano entrambi allievi
al Centro Sperimentale di Cinematografia), prima farsa sulla mafia,
con cameo di Vittorio De Sica, capo dell'onorata
società; Io non spezzo… rompo (1971) di
Bruno Corbucci, il più divertente dei 7 film della coppia -
lanciata da Dino De Laurentiis, prima di trasferirsi negli Stati
Uniti - Alighiero Noschese-Enrico Montesano, nelle vesti di
due improbabili poliziotti, con il grande imitatore che prende a
modello linguistico il Volonté di Indagine su un
cittadino al di sopra di ogni sospetto e interroga i figli
travestendosi da Mike Bongiorno; infine, i due episodi La lepre
e la tartaruga di Alessandro Blasetti (dal film Le quattro
verità, 1962), che rivela le doti naturali di Monica
Vitti per la commedia (così dichiaro l'attrice:
«il mio maestro all'Accademia, Sergio Tofano, me lo ripeteva
sempre: "Sei fatta per la commedia!". Lo capì Blasetti, che
mi affidò un ruolo in un film a sketches»), e La
manina di Fatma di Vittorio Caprioli (dal film I cuori
infranti, 1963), grande interpretazione di Franca Valeri
(che ha festeggiato pochi giorni i suoi 90 anni) e omaggio ad
Aldo Giuffrè recentemente scomparso. Due storie di
donne che fanno di tutto per riconquistare il loro uomo, con le
armi della simpatia la Vitti, con armi vere la Valeri, proprietaria
di un baraccone da fiera e tiratrice provetta.
Il programma della Sala Volpi
comprende poi le versioni restaurate dalla Cineteca Italiana de
Gli allegri masnadieri (1937) di Marco Elter con i
fratelli De Rege, e di 6x8/48 (Tutta la città
canta) (1943-45), curiosa incursione nella comicità del
maestro del thriller e dell'horror Riccardo Freda; alcuni capisaldi
della comicità, come Tempo massimo (1934), con
Vittorio De Sica, e Imputato alzatevi! (1939), con
Macario, entrambi di Mario Mattoli, Non ti pago!
(1942) di Carlo Ludovico Bragaglia, che vede riuniti tre
fratelli De Filippo, Eduardo, Peppino e Titina, Guardie e
ladri (1951) di Mario Monicelli e Steno, con Totò
e Aldo Fabrizi, Lo scapolo (1955) di Antonio
Pietrangeli, con Alberto Sordi, di cui viene proposta anche
la travolgente deposizione di Nando Moriconi in Un giorno in
pretura (1954) di Steno; e alcune variazioni sul tema
della comicità: Tino Scotti signor "Ghe pensi mi!" in
È arrivato il cavaliere! (1950) di Steno e Monicelli,
la pochade Le pillole di Ercole (1960), primo film italiano
di Luciano Salce, con Nino Manfredi che duetta con Francis
Blanche e Vittorio De Sica, Il giovedì (1964) di Dino
Risi, una delle più ispirate interpretazioni di Walter
Chiari, un padre separato alle prese con la visita settimanale
al figlio, Il domestico (1974) di Luigi Filippo d'Amico,
tragicomica storia d'Italia dalla seconda guerra mondiale agli anni
Settanta vissuta attraverso le avventure di un uomo (Lando
Buzzanca all'apice del successo) al servizio degli altri.
Chiude il programma della Sala Volpi Casotto (1977) di
Sergio Citti che rifà il verso a decine di film balneari,
irridendo con la sua vena caustica le domeniche d'agosto
degli italiani. Con un cast memorabile che solo il genio
istintivo di Citti poteva assemblare: Gigi Proietti,
Franco Citti, Ninetto Davoli, Jodie Foster, Paolo Stoppa, Flora
Mastroianni, Michele Placido, Anna e Mariangela Melato, Ugo
Tognazzi, Carlo Croccolo e, dulcis in fundo, Catherine
Deneuve, in un'indimenticabile apparizione onirica.



